La duna.
Chi ha provato sa....
La normale convinzione che in salita si apre il gas ed in discesa lo si tiene chiuso in questo caso va messa in un angolo nascosto del nostro abitudinario cervello.
E' il capovolgimento della prospettiva: salendo il gas lo peli quel tanto che basta per galleggiare e avanzare verso il culmine, cercando di riuscire a fermarti proprio li, dove inizia il cambio di pendenza, senza toccare i freni.
Ne prima, perchè altrimenti poi spingi, ne dopo, perchè non sai cosa c'è "dietro l'angolo". e se arrivi troppo veloce ti fai molto male..
E che dire della discesa.
Sei ti sei fermato al punto giusto hai il tempo per ammirare il nuovo paesaggio che si apre ai tuoi occhi, magari fare una foto, aspettare gli altri che stanno arrivando e poi ripartire.
Ma stai attento! siediti sul parafango posteriore e apri il gas; butta dentro tutte le marce che hai senza paura e dimenticati che hai i freni.
L'effetto è quello del decollo dell'aereo, ma al contrario. bellissimo!
La mia prima discesa da una altissima duna del Murzuq non la dimenticherò mai.
Prova invece a iniziare la discesa senza accelerare, cercando di usare la sola forza di gravità.
Chi ha provato lo sa...
Pericoloso, molto pericoloso, l'avantreno affonda nella sabbia e tu ti catapulti in avanti. nella migliore delle ipotesi fai una fatica da bestia a risalire quei metri che ti separano dalla moto, raddrizzarla, risalirci e ritentare: tutto con la sabbia che ti è entrata ovunque.
Malato di Moto è una raccolta di racconti di viaggio e introspezioni a volte profonde e a volte goliardiche. Motociclisti si nasce. E in alcuni casi si diviene, nel senso che col passare del tempo cambiano la percezione delle sensazioni date dal viaggiare su due ruote ed il modo di vivere la propria passione. Questo blog raccoglie foto e pensieri nati dopo la pubblicazione del libro.
martedì 21 gennaio 2014
mercoledì 8 gennaio 2014
Algeria - Erg Admer
Come tutte le foto che ritraggono chi non sa di essere ritratto, essa trasmette a chi la guarda una sensazione di reale.
Un reale che in questo caso contrasta fortemente con l'ambientazione del deserto e la sua essenza di vuoto.
La curva disegnata dalla duna sullo sfondo è perfetta: sale da sinistra fino al culmine con lieve flessione e dal culmine discende con diversa inclinazione: il medesimo scopo ottenuto con due vie diverse, metafora del reale.
La giornata di guida nel deserto è appena terminata, con le emozioni vissute che restano nel cuore e nello spirito.
E il mio vagare libero nella sabbia, mentre il sole tramonta, è astrazione reale.
Come tutte le foto che ritraggono chi non sa di essere ritratto, essa trasmette a chi la guarda una sensazione di reale.
Un reale che in questo caso contrasta fortemente con l'ambientazione del deserto e la sua essenza di vuoto.
La curva disegnata dalla duna sullo sfondo è perfetta: sale da sinistra fino al culmine con lieve flessione e dal culmine discende con diversa inclinazione: il medesimo scopo ottenuto con due vie diverse, metafora del reale.
La giornata di guida nel deserto è appena terminata, con le emozioni vissute che restano nel cuore e nello spirito.
E il mio vagare libero nella sabbia, mentre il sole tramonta, è astrazione reale.
venerdì 3 gennaio 2014
E' arrivato il giorno della spedizione del pacco. Mi rendo conto che e' solo una piccola cosa rispetto al tanto che si puo' dare e fare per i piccoli amici del Langtang; ma sono comunque felice.
Un immenso grazie a chi, comprando l'ebook, ha contribuito alla spesa necessaria alla spedizione e a chi mi ha aiutato a raccogliere i vestiti che renderanno un po' piu' calde le giornate e le notti tra le montagne del Nepal.
lunedì 23 dicembre 2013
Viaggiare in inverno con la moto è una esperienza bellissima.
Il vapore che ricopre la visiera del casco e quello che si disperde appena uscito dagli scarichi accomuna l'uomo ed il mezzo, entrambi esposti all'aria secca e pungente.
Le dita delle mani che dolgono, la ricerca della posizione migliore per ripararsi dal vento, le pause frequenti per il caffè corretto (o a volte per la sola "correzione"...), i guanti appoggiati sul motore col pensiero che va al tepore effimero che troveranno le nostre mani non appena li calzeremo nuovamente.
Lo sguardo attento sull'asfalto ad immaginare la presenza del ghiaccio, la guida al rallentatore per assecondare la lentezza dei movimenti dei nostri muscoli intorpiditi.
E poi.... l'arrivo alla meta, anche questa volta non scopo del nostro viaggio, ma semplice intervallo tra due viaggi diversi.
BUONE FESTE A TUTTI !!
Il vapore che ricopre la visiera del casco e quello che si disperde appena uscito dagli scarichi accomuna l'uomo ed il mezzo, entrambi esposti all'aria secca e pungente.
Le dita delle mani che dolgono, la ricerca della posizione migliore per ripararsi dal vento, le pause frequenti per il caffè corretto (o a volte per la sola "correzione"...), i guanti appoggiati sul motore col pensiero che va al tepore effimero che troveranno le nostre mani non appena li calzeremo nuovamente.
Lo sguardo attento sull'asfalto ad immaginare la presenza del ghiaccio, la guida al rallentatore per assecondare la lentezza dei movimenti dei nostri muscoli intorpiditi.
E poi.... l'arrivo alla meta, anche questa volta non scopo del nostro viaggio, ma semplice intervallo tra due viaggi diversi.
BUONE FESTE A TUTTI !!
lunedì 16 dicembre 2013
La Meseta della Spagna - agosto 1984.
Una volta si viaggiava così...
La moto? Cagiva 350 a 2 tempi, si, proprio 2 tempi, avete letto bene.
I bagagli? Bauletto Nonfango da 36 litri, la borsa cilindrica della Speedo (si, quella che si usava tutta la settimana per andare in piscina). ah, e l'immancabile borsa da serbatoio, che ad ogni curva si appoggiava sul braccio tanto era alta.
Per dormire? La tenda Bertoni con la paleria in metallo, pesantissima, che ci voleva un'ora per montarla e se la notte veniva il temporale ti crollava tutto in testa (successo una notte in un campeggio sulla Loira).
E il GPS? si, ma quello "a posteriori", disegnando tutte le sere sulla cartina Michelin il percorso fatto durante il giorno.
Bei tempi quei tempi. Quelli delle vacanze in moto di un mese; partivi dicendo che andavi in un posto ma poi ti ritrovavi da tutta'altra parte. Quell'anno, il 1984, la meta era la Bretagna, e mi ritrovai in Spagna....
Una volta si viaggiava così...
La moto? Cagiva 350 a 2 tempi, si, proprio 2 tempi, avete letto bene.
I bagagli? Bauletto Nonfango da 36 litri, la borsa cilindrica della Speedo (si, quella che si usava tutta la settimana per andare in piscina). ah, e l'immancabile borsa da serbatoio, che ad ogni curva si appoggiava sul braccio tanto era alta.
Per dormire? La tenda Bertoni con la paleria in metallo, pesantissima, che ci voleva un'ora per montarla e se la notte veniva il temporale ti crollava tutto in testa (successo una notte in un campeggio sulla Loira).
E il GPS? si, ma quello "a posteriori", disegnando tutte le sere sulla cartina Michelin il percorso fatto durante il giorno.
Bei tempi quei tempi. Quelli delle vacanze in moto di un mese; partivi dicendo che andavi in un posto ma poi ti ritrovavi da tutta'altra parte. Quell'anno, il 1984, la meta era la Bretagna, e mi ritrovai in Spagna....
venerdì 6 dicembre 2013
Viaggiare e fotografare.
Un binomio che ho sempre avuto come riferimento nelle mie esperienze di girovago.
Mi rivedo, a 29 anni di distanza, in una strada sterrata dei Pirenei spagnoli mentre sto scattando una foto alle moto.
Venivamo dalla costa atlantica della Francia e stavamo girando senza mete e programmi, proprio come vagabondi su due ruote.
Un binomio che ho sempre avuto come riferimento nelle mie esperienze di girovago.
Mi rivedo, a 29 anni di distanza, in una strada sterrata dei Pirenei spagnoli mentre sto scattando una foto alle moto.
Venivamo dalla costa atlantica della Francia e stavamo girando senza mete e programmi, proprio come vagabondi su due ruote.
giovedì 5 dicembre 2013
Come scrissi a suo tempo, con il ricavato dalle vendite del libro finanzio la spedizione di un po' di vestiti ai bambini nepalesi che abitano nel villaggio natale della guida che ho conosciuto durante il mio ultimo viaggio. Ormai ci siamo quasi. Sto aspettando che mi invii l'indirizzo per la spedizione, non appena rientrera' dal trekking che lo vede impegnato dalle parti del campo base dell' Everest. Ci siamo scritti anche ieri e saperlo la in mezzo a quelle montagne mi fa provare tanta ma tanta sana invidia...
venerdì 22 novembre 2013
sabato 16 novembre 2013
La' dentro non sei piu' coscienza; sei una parte dell'invenzione meccanica che ti sta facendo correre tra i cordoli, curva dopo curva.
Si crea un incantesimo che annienta la distinzione tra intenzione e azione; non pensi, come non pensano la biella o il pistone che si muovono veloci sotto di te.
Corri, corri solamente...
Si crea un incantesimo che annienta la distinzione tra intenzione e azione; non pensi, come non pensano la biella o il pistone che si muovono veloci sotto di te.
Corri, corri solamente...
martedì 15 ottobre 2013
Non importa se fa freddo.
Il lago riposa sotto una lastra di ghiaccio, le montagne sono innevate, l'asfalto è infido. giocare tra le curve delicatamente, accompagnato dal tono basso degli scarichi, senza incontrare nessuno se non il tuo pensiero.
Non sai in quale stagione gira il motore, ma non importa. sei vivo...
Il lago riposa sotto una lastra di ghiaccio, le montagne sono innevate, l'asfalto è infido. giocare tra le curve delicatamente, accompagnato dal tono basso degli scarichi, senza incontrare nessuno se non il tuo pensiero.
Non sai in quale stagione gira il motore, ma non importa. sei vivo...
sabato 28 settembre 2013
Il perfetto equilibrio tra motociclo e motociclista a volte lo trovi a qualche decina di chilometri da casa, raggiungendo un bosco.
Non serve correre e far urlare il motore; basta andare al "trotto" tra gli alberi, scostando col tuo passaggio, quasi con dolcezza, le prime foglie cadute dagli alberi.
A volte basta respirare l'odore di quella natura nascosta a poca distanza dalla città cercando il fiume.
E del tuo passaggio resta solo la carezza dei tasselli sul terreno umido.
Non serve correre e far urlare il motore; basta andare al "trotto" tra gli alberi, scostando col tuo passaggio, quasi con dolcezza, le prime foglie cadute dagli alberi.
A volte basta respirare l'odore di quella natura nascosta a poca distanza dalla città cercando il fiume.
E del tuo passaggio resta solo la carezza dei tasselli sul terreno umido.
venerdì 20 settembre 2013
Ad oltre 3000 km di distanza da Milano, ancora 800 da farne prima di arrivare alla meta, capo nord.
Forse oggi siamo più abituati a certe distanze.
30 anni fa, quando già in Svizzera o in Francia ti sentivi in "terra straniera", la percezione della distanza geografica, e anche di quella culturale, dava emozioni più forti.
Arrivare a capo nord con una moto 350 2 tempi, e viaggiando in solitaria, fu una gran bella soddisfazione...
sabato 14 settembre 2013
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