provenza

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domenica 23 marzo 2014

Quando il cielo è completamente azzurro, quando il sole scalda già dal mattino, quando la primavera non è solo una stagione ma è anche uno stato dell'anima, allora parto per attraversare la pianura, il fiume, le campagne diretto a quello splendido balcone naturale che si chiama Mottarone.
Il tutto percorrendo rigorosamente solo strade secondarie, ben lontano da statali e autostrade.

Lassù, sospeso tra la neve ed il cielo, tiro fuori un panino ed una birra e seduto sulla giacca appoggiata sul prato innevato contemplo.

Non serve nient'altro per stare bene.




lunedì 24 febbraio 2014

La pianura ha un fascino discreto. Lo trovo lontano dagli scempi del progresso industriale; lì riesco a rivivere le atmosfere agresti così lontane dalla mia quotidianità, ma che nel mio inconscio si agitano spesso irrinunciabili.
Mi basta lasciare una di quelle strade secondarie che corrono tortuose tra i campi - apparenti incongruenze in un territorio piatto -  e imboccare lo sterrato che da qualche parte comunque mi condurrà.
Mi piacciono tantissimo i filari di alberi, piantati chissà quando e cresciuti come isole tra i campi.
Ne osservo le prospettive da tante angolazioni diverse: il fusto degli alberi è cresciuto ribellandosi alla geometria imposta, flettendosi prima a sinistra e poi a destra, sinuoso.
Tutt'intorno è il silenzio; il rumore del traffico non esiste, puoi udire solo lo sbattere delle ali di grossi uccelli, lo scorrere dell'acqua nelle rogge.
Mi siedo sul ciglio del fosso e lascio passare il tempo; sono arrivato senza fretta e ripartirò solo dopo aver fatto un pieno di colori, di azzurri, di verdi e di marroni in tutte le loro tonalità.
Ma anche di rosso e di bianco, i colori del "cavallo" che mi ha portato fin qui e che si fonde perfettamente col paesaggio che mi circonda.
Quando è il momento compio il rito finale, sempre uguale: indosso il casco, infilo i guanti, giro la chiave, premo lo starter, inforco la sella, abbasso gli occhiali, tiro la leva della frizione, innesto la prima e con un filo di gas riparto nella direzione opposta a quella da cui sono arrivato.
Fino al prossimo angolo incantato che troverò sulla mia strada...


martedì 18 febbraio 2014

Quando cala la sera ti ritrovi con tanti amici a ripercorrere con le parole le curve che hai disegnato sulle strade dell'Appennino, a ricordare gli aneddoti del passato, a fare i programmi per il futuro. Il vino scioglie la stanchezza.
La giornata è stata lunga.
Sei partito presto con il fresco umido della pianura che ti ha accompagnato per i primi chilometri della giornata.
Ogni tanto il gruppo aumenta: sei solo fino alla prima area di servizio. Lì incontri qualcun'altro e riparti dopo il caffè e la sigaretta. All'uscita dell'autostrada trovi qualcun'altro ed il rombo dei motori si fa ancora più forte.
Iniziano le curve, prima dolci, poi sempre più decise. Scegli il percorso più lungo, più contorto: non è importante arrivare presto ma fare tanta strada. Uno dietro l'altro, come un serpente multicolore.
Piega dopo piega ti avvicini al luogo del raduno, dove ti aspettano gli altri amici provenienti da altre strade ed altri luoghi, da altre vite, tutte però legate ad un unica passione.
Attraversi i paesi e tutti gli sguardi sono su di te, anche quelli degli autovelox...
Ogni tanto fai una sosta; con la sigaretta tra le labbra esterni ammirazione per la guida e per la moto dell'amico che ti ha staccato sempre più lungo la strada.
E alla fine arrivi. Abbracci chi non vedi da tanto tempo, ma anche chi hai visto pochi giorni prima; risate, entusiasmo, adrenalina in eccesso da consumare prima della notte.
Ceni apprezzando i veri sapori della nostra cultura, bevi, tanto.
Aumenta il volume delle voci e delle risate, quasi a voler competere con l'intensità della musica dei motori.
E dopo ti addormenti, vicino al casuale compagno di stanza, sperando nel dormiveglia che non russi. O in una tenda piazzata in mezzo al prato o appoggiato al muro di pietra del casale, sentendo il profumo dei motori che riposano a pochi metri da te.
E tutti aspettano il nuovo sole, per riaccendere la loro moto, salutarsi e ripartire, di nuovo solitari cavalieri.






giovedì 6 febbraio 2014


Viaggiare: spostarsi da un luogo ad un altro lungo un percorso.

Ma anche compiere voli con l'immaginazione.....

Cavalcare il mio 916 giallo faceva prevalere in assoluto il secondo concetto, quello astratto.
non appena il bicilindrico prendeva vita mi calavo in uno stato onirico, accompagnato da suoni e vibrazioni.


Il viaggio non era più solo esteriore. lo scorrere tra le curve dell'appennino o tra i cordoli di un circuito si mischiava indissolubilmente con il percorso interiore, privo di inizio e di fine come il cerchio infinito , e fatto di esaltazione, di rispetto, di emulazione, di estetica e di equilibri dinamici estremi.




martedì 21 gennaio 2014

La duna.

Chi ha provato sa....

La normale convinzione che in salita si apre il gas ed in discesa lo si tiene chiuso in questo caso va messa in un angolo nascosto del nostro abitudinario cervello.

E' il capovolgimento della prospettiva: salendo il gas lo peli quel tanto che basta per galleggiare e avanzare verso il culmine, cercando di riuscire a fermarti proprio li, dove inizia il cambio di pendenza, senza toccare i freni.
Ne prima, perchè altrimenti poi spingi, ne dopo, perchè non sai cosa c'è "dietro l'angolo". e se arrivi troppo veloce ti fai molto male..
E che dire della discesa.
Sei ti sei fermato al punto giusto hai il tempo per ammirare il nuovo paesaggio che si apre ai tuoi occhi, magari fare una foto, aspettare gli altri che stanno arrivando e poi ripartire.
Ma stai attento! siediti sul parafango posteriore e apri il gas; butta dentro tutte le marce che hai senza paura e dimenticati che hai i freni.
L'effetto è quello del decollo dell'aereo, ma al contrario. bellissimo!
La mia prima discesa da una altissima duna del Murzuq non la dimenticherò mai.
Prova invece a iniziare la discesa senza accelerare, cercando di usare la sola forza di gravità.
Chi ha provato lo sa...
Pericoloso, molto pericoloso, l'avantreno affonda nella sabbia e tu ti catapulti in avanti. nella migliore delle ipotesi fai una fatica da bestia a risalire quei metri che ti separano dalla moto, raddrizzarla, risalirci e ritentare: tutto con la sabbia che ti è entrata ovunque.



mercoledì 8 gennaio 2014

Algeria - Erg Admer

Come tutte le foto che ritraggono chi non sa di essere ritratto, essa trasmette a chi la guarda una sensazione di reale.
Un reale che in questo caso contrasta fortemente con l'ambientazione del deserto e la sua essenza 
di vuoto.
La curva disegnata dalla duna sullo sfondo è perfetta: sale da sinistra fino al culmine con lieve flessione e dal culmine discende con diversa inclinazione: il medesimo scopo ottenuto con due vie diverse, metafora del reale.
La giornata di guida nel deserto è appena terminata, con le emozioni vissute che restano nel cuore e nello spirito.
E il mio vagare libero nella sabbia, mentre il sole tramonta, è astrazione reale.


venerdì 3 gennaio 2014

E' arrivato il giorno della spedizione del pacco. Mi rendo conto che e' solo una piccola cosa rispetto al tanto che si puo' dare e fare per i piccoli amici del Langtang; ma sono comunque felice.

Un immenso grazie a chi, comprando l'ebook, ha contribuito alla spesa necessaria alla spedizione e a chi mi ha aiutato a raccogliere i vestiti che renderanno un po' piu' calde le giornate e le notti tra le montagne del Nepal.

lunedì 23 dicembre 2013

Viaggiare in inverno con la moto è una esperienza bellissima.

Il vapore che ricopre la visiera del casco e quello che si disperde appena uscito dagli scarichi accomuna l'uomo ed il mezzo, entrambi esposti all'aria secca e pungente.

Le dita delle mani che dolgono, la ricerca della posizione migliore per ripararsi dal vento, le pause frequenti per il caffè corretto (o a volte per la sola "correzione"...), i guanti appoggiati sul motore col pensiero che va al tepore effimero che troveranno le nostre mani non appena li calzeremo nuovamente.

Lo sguardo attento sull'asfalto ad immaginare la presenza del ghiaccio, la guida al rallentatore per assecondare la lentezza dei movimenti dei nostri muscoli intorpiditi.

E poi.... l'arrivo alla meta, anche questa volta non scopo del nostro viaggio, ma semplice intervallo tra due viaggi diversi.

BUONE FESTE A TUTTI !!



lunedì 16 dicembre 2013

La Meseta della Spagna - agosto 1984.

Una volta si viaggiava così...

La moto? Cagiva 350 a 2 tempi, si, proprio 2 tempi, avete letto bene.

I bagagli? Bauletto Nonfango da 36 litri, la borsa cilindrica della Speedo (si, quella che si usava tutta la settimana per andare in piscina). ah, e l'immancabile borsa da serbatoio, che ad ogni curva si appoggiava sul braccio tanto era alta.

Per dormire? La tenda Bertoni con la paleria in metallo, pesantissima, che ci voleva un'ora per montarla e se la notte veniva il temporale ti crollava tutto in testa (successo una notte in un campeggio sulla Loira).
E il GPS? si, ma quello "a posteriori", disegnando tutte le sere sulla cartina Michelin il percorso fatto durante il giorno.
Bei tempi quei tempi. Quelli delle vacanze in moto di un mese; partivi dicendo che andavi in un posto ma poi ti ritrovavi da tutta'altra parte. Quell'anno, il 1984, la meta era la Bretagna, e mi ritrovai in Spagna....



venerdì 6 dicembre 2013

Viaggiare e fotografare.

Un binomio che ho sempre avuto come riferimento nelle mie esperienze di girovago.
Mi rivedo, a 29 anni di distanza, in una strada sterrata dei Pirenei spagnoli mentre sto scattando una foto alle moto.

Venivamo dalla costa atlantica della Francia e stavamo girando senza mete e programmi, proprio come vagabondi su due ruote.




giovedì 5 dicembre 2013

Come scrissi a suo tempo, con il ricavato dalle vendite del libro finanzio la spedizione di un po' di vestiti ai bambini nepalesi che abitano nel villaggio natale della guida che ho conosciuto durante il mio ultimo viaggio. Ormai ci siamo quasi. Sto aspettando che mi invii l'indirizzo per la spedizione, non appena rientrera' dal trekking che lo vede impegnato dalle parti del campo base dell' Everest. Ci siamo scritti anche ieri e saperlo la in mezzo a quelle montagne mi fa provare tanta ma tanta sana invidia...


venerdì 22 novembre 2013

55 anni fa, da Milano a Napoli e ritorno in Lambretta.
La borsa di cuoio legata sul portapacchi, senza casco, solo gli occhiali per difendere gli occhi da polvere e vento, la scorta di gauloises blu senza filtro, un pizzico di incoscienza. Grande nonno Silvio!!



sabato 16 novembre 2013

La' dentro non sei piu' coscienza; sei una parte dell'invenzione meccanica che ti sta facendo correre tra i cordoli, curva dopo curva.

Si crea un incantesimo che annienta la distinzione tra intenzione e azione; non pensi, come non pensano la biella o il pistone che si muovono veloci sotto di te.

Corri, corri solamente...



martedì 15 ottobre 2013

Non importa se fa freddo.

Il lago riposa sotto una lastra di ghiaccio, le montagne sono innevate, l'asfalto è infido. giocare tra le curve delicatamente, accompagnato dal tono basso degli scarichi, senza incontrare nessuno se non il tuo pensiero.

Non sai in quale stagione gira il motore, ma non importa. sei vivo...



mercoledì 9 ottobre 2013

In questa foto vedo il concetto di astrazione.

Ci sei tu, la moto e null'altro. correre sulla sabbia nei plateaux del deserto è paragonabile a muoversi nel nulla infinito.

Ciò che ti circonda è uguale per interminabili chilometri, durante i quali riesci a perdere la percezione del movimento ed il concetto di spazio.